Overblog
Segui questo blog Administration + Create my blog
1 febbraio 2013 5 01 /02 /febbraio /2013 12:18

"Alcuni dovrebbero vivere una seconda volta come premio, altri come castigo" - Stanislaw Jerzy Lec

 

Dal momento in cui veniamo al mondo la nostra vita è fatta di un unica certezza: la morte. E' come giocare una partita a scacchi (in questo caso dall'esito scontato), qualsiasi mossa ci apprestiamo a fare, subiremo sempre uno scacco matto e perderemo la partita. Se siamo laici. Se credenti forse abbiamo una possibilità. Il corpo umano è sempre stato oggetto di accurati studi, dall'antichità. Agli inizi del Cinquecento, Leonardo da Vinci ha dedicato molto del suo lavoro all'anatomia, la quale anche prima di lui era un argomento presente ma privo di verifiche sperimentali.

 

Con la inevitabile evoluzione e progresso umano, gli studi sono diventati più complessi; hanno cominciato a parlarci della presenza di un'anima, del nostro corpo astrale. Ci hanno mostrato la nostra complessità e hanno collegato l'esterno con l'interno. E' risaputa la filosofia orientale secondo la quale le malattie fisiche sono delle manifestazioni dei malesseri interni. Tutte queste nozioni sono facilmente recuperabili, nei libri. A parte i medici, che conoscono il corpo umano, quanti di noi possono realmente dire di conoscere la propria anatomia? Ci piace tanto parlare dei cuori e a volte usiamo il termine "spezzato" oppure "infranto", ma che forma ha il nostro cuore, quali sono le sue reali dimensioni?

 

Nel 1977 fu inventata una straordinaria tecnica per permetterci di guardarci dentro (nel vero senso della parola). Essa si chiama: plastinazione ed è stata inventata, in seguito brevettata da un medico tedesco, Gunther Von Hagens. La plastinazione è una tecnica che permette ai corpi dei defunti di essere conservati. Per perfezionare questo lavoro ci sono voluti moltissimi anni e altrettante ore. Nel 1995 Von Hagens ha deciso di esporre il suo lavoro al pubblico, scegliendo come pioniere, quello giapponese. Da allora la mostra è sempre stata oggetto di innumerevoli polemiche (soprattutto da parte della chiesa cattolica) ma anche di grandi riconoscimenti. Alcuni hanno pubblicamente mostrato la loro indignazione per una tale esposizione, definendo immorale guadagnare sui defunti. Altri hanno definito questo progetto un'occasione unica per conoscere e vedere l'interno del proprio corpo. Von Hagens, chiamato anche con il nome di "Dottor Morte" ha sempre ribadito come obiettivo dell'esposizione, la conoscenza, precisando anche il consenso dei donatori.

 

bodyworlds 

 

La donazione dei corpi a scopo scientifico non è una novità, è da tempo presente negli Stati Uniti dove firmando una liberatoria si acconsente di fare del proprio corpo un oggetto di studi. Eppure, in quel caso, le polemiche non ci sono state. La mostra del medico tedesco, intitolata "Korperwelten" o "Body Worlds" è per chi è affascinato dalla medicina, per i curiosi. Vivendo nella democrazia nessuno è costretto a vedere ciò che non desidera e ognuno è libero di frequentare posti che più gli appartengono. Basterebbe questo per evitare polemiche inutili.

 

I corpi che sono esposti nella sala milanese della "Fabbrica del Vapore" sono incentrati sul cuore e raffigurati nelle loro posizioni reali, mentre fanno tiro con l'arco, giocano a poker o si abbracciano. Le spiegazioni mediche sono costantemente presenti per spiegarci i movimenti dei muscoli, per esempio. Le parti del corpo invece prese singolarmente come i polmoni, cuore, cervello sono posti accanto a degli organi malati, per farci vedere la differenza, forse con lo scopo di amarci di più e rispettare maggiormente la macchina perfetta la quale è il nostro organismo. Il pubblico della capitale lombarda ha accolto con entusiasmo questo evento unico nel suo genere e al contrario di quanto si potrebbe pensare non è una esposizione che "impressiona", i corpi non sembrano neanche reali, piuttosto ricordano delle bambole private dei loro vestiti.

 

Un'occasione da non perdere. Per conoscere, vedere la fragilità dell'uomo e allo stesso tempo la sua impressionante potenza.

Condividi post

Repost0
26 settembre 2012 3 26 /09 /settembre /2012 15:20

“Everybody Needs Somebody to Love”. Era il 1964 e così cantava Solomon Burke. Nel corso dei secoli tante persone hanno parlato di amore, hanno cercato di definirlo, analizzarlo, raccontarlo, persino dipingerlo. Indipendentemente dal colore della nostra pelle o dal sesso, dalla nostra collocazione geografica e dal tempo storico in cui viviamo, sembra che tutti noi abbiamo una cosa in comune: trovare qualcuno che ci ami. Una volta trovato, l’amore diventa la nostra droga perfetta: euforica, narcotica, gradevolmente allucinante, ma dato che nessuno di noi è immortale anche il più forte dei sentimenti è destinato a finire. In un modo o nell’altro.

 

Cosa succede quando finisce un amore? Alcuni piangono, lentamente e dolorosamente. Altri dimenticano, velocemente e indolore. E i ricordi? Sono destinati anche essi a scomparire con tempo? Probabilmente quelli che tentano di dimenticare le loro relazioni passate faranno di tutto anche per dimenticare i ricordi. Forse perché non vogliono vedere il loro fallimento. O chissà, ognuno alla fine ha una propria visione del mondo. Poi ci sono quelli che non si sbarazzano mai di niente. Per anni tengono nelle loro cantine il proprio passato. Ordinatamente racchiuso negli scatoloni. Una sorta di museo personale delle emozioni.

 

A pensare di far tornare in vita i sentimenti sepolti nei sotterranei sono stati Olinka Vistica e Drazen Grubisic. Nel 2010 a Zagabria (Croazia) hanno fondato “Il museo dei cuori infranti”. Un’idea semplice, allo stesso tempo originale e persino educativa, nata dalla fine del loro amore. Lo scopo? Trasformare il dolore di una perdita tramite la creatività. Esporre gli oggetti raccontando il loro significato. In questi pochi anni dalla sua fondazione, il museo è stato sommerso dai cuori infranti, da tanti destini, ora riuniti nella capitale croata. Gli oggetti arrivano quotidianamente da tutto il mondo, rigorosamente accompagnati dalla loro storia. Ed è proprio la storia il punto centrale intorno al quale è stato costruito questo innovativo e già più volte premiato museo.

 

Dal punto di vista emotivo l’intera esposizione è stata studiata nei minimi particolari. L’inizio di questo viaggio emozionale è affidato alla leggerezza delle relazioni, tipica degli inizi, quella ludica. La stanza che ci accoglie ci fa sorridere così come le sue storie. Anche se Kundera era fortemente convinto della leggerezza dell’essere, presto, il visitatore, senza alcun preavviso e senza alcun paracadute nei paraggi (come del resto succede anche nella vita) è costretto ad affrontare l’inevitabile aspetto delle relazioni umane ovvero la loro complessità. La giocosità lascia il posto alle frustrazioni, rabbia, gelosia, alla pesantezza. Improvvisamente ci troviamo in un ambiente oscuro in cui l’odio regna sovrano. Attraverso le parole e gli oggetti, veniamo messi di fronte all’aspetto tragico dell’amore, quello in cui i sentimenti negativi, i più incontrollati, portano alle morti violenti.

 

Diventiamo dei silenziosi osservatori delle vite degli altri e partecipiamo ai drammi umani, alle delusioni, ai destini, a volte crudeli. I muri, rigorosamente bianchi, che fanno da contenitore a tante storie, catturano la nostra attenzione portandoci a leggere i versi di Pessoa tratti dal suo “Libro dell’inquietudine”. Sono versi che si inseriscono perfettamente nel contesto da cui siamo circondati e destinati ad emozionarci ulteriormente.

 

Alla fine di questo straordinario percorso emozionale, mentre un vecchio giradischi suona le note di una musica jazz, raggiungiamo il confessionale e sotto una grande finestra illuminata dal sole troviamo un libro in cui le persone aprono i loro cuori e si raccontano. Sfogliandolo, ancora una volta ci rendiamo conto che nonostante le nostre diversità, una cosa ci accomuna; l’amore. A volte gli amori feriscono ed infrangono i nostri cuori ma come diceva Antoine Lavoisier nulla si distrugge, tutto si trasforma. Proprio come Olinka Vistica e Drazen Grubisix ci hanno insegnato, nel loro splendido museo.

Condividi post

Repost0
24 maggio 2012 4 24 /05 /maggio /2012 15:54

Non ho cambiato il tema e passato alle ricette culinarie. Si tratta qui della mia cucina fisica, cioè della mobilia del locale dove si cucina e di solito anche mangia, tranne i casi dove porto il piatto nel soggiorno per godermelo mentre guardo la televisione. Allora, è andata così: mi sono alzato un sabato e mentre bevevo il caffè mattutino il mio occhio si è fermato sui pensili della cucina. C’era qualcosa di strano! Guardando meglio ho visto che il bordo non è parallelo con le piastrelle. Sono sceso in cantina e ho portato le scale. Mi sono arrampicato per vedere come stanno gli attacchi ed ovviamente là c’era il problema. L’attacchi stavano bene, ma è ceduto il supporto, cioè il cartongesso nel quale sono stati posti i fissaggi.

 

Stavo di merda perché questo significava il lavoro, togliere giù tutto, sistemare i buchi, lasciare qualche giorno che si asciughi tutto e rimontare gli elementi. Ma mia moglie stava da dio e le è venuta subito idea di non riparare niente, ma di comprare un cucina nuova. Questa già aveva più di dieci anni e sarebbe una cosa normale cambiarla, secondo lei, ovviamente. Mi è venuto anche qualche dubbio che lei si è appesa un po’ sugli elementi per aiutarli a cedere. Ma la soluzione femminile aveva anche un vantaggio; non dovevo fare quasi niente, tranne togliere i pensili perché erano pericolanti. Detto, fatto. Mezz’oretta per togliere tutto, altra mezz’oretta per portare tutto in discarica e la faccenda era finita, per quel giorno.

 

Già il giorno dopo bisognava iniziare cercare una nuova cucina. Meno male, si è mostrata un po’ indipendente nel fare una ricerca da sola e la conclusione era che bisogna andare a Mobili Veneti per fare la compera. Ma perché no l’Ikea (ci sono anche dei buoni dolcetti là)? Costa almeno 3 volte in meno. Una questione di qualità, di design e di non so cos’altro e alla fine ha vinto lei, per cambiare un po’. Qualche giorno dopo ho staccato l’assegno con la caparra e adesso bisogna aspettare soltanto due mese per averla. Il fatto gli svedesi sono molto più veloce non era accettato come un argomento valido. Storia chiusa.

 

Ma figuriamoci! Prima che arrivino i mobili occorre imbiancare la cucina. La mia osservazione che tale lavoro abbiamo fatto anno scorso non era ritenuta valida; alla fine il colore esistente non si abbinerebbe con la tonalità nuova. Ma non mi devo preoccupare, ci pensa lei a tutto, cioè a scegliere e comprare la vernice, io dovrò soltanto dare una mano per imbiancare. Va bene, con l’aiuto di qualche birra era già sicuro di sopravvivere. E’ arrivato sabato scorso e ci siamo dati da fare. Quando ho visto il colore sono rimasto senza parole: un rosso messicano, scuretto. La cosa peggiore che anche il corridoio doveva essere imbiancato (me è venuto di dire inrossato) con la stessa tonalità. Domenica sera abbiamo ultimato lavori (nel negozio sotto casa sono rimasti sforniti di birra) e adesso, ogni volta quando varco la porta della casa lascio un grido, accecato del calore dell1 tinta. Mi sembra di entrare in un casino o in un locale notturne con le donnine ed aspetto di essere avvicinato con un offerta delle prestazioni sessuali.

 

Ma non finisce qui, i miei guai continueranno fino all’arrivo della maledetta cucina. Nel frattempo, la mia cara mogliettina ha conclusa che vale la pena sistemare anche le piastrelle del pavimento: sono vecchie e mal posate. Quest’ultimo è vero, devo ammetter, ma non mi sembra una ragione sufficiente per spaccare tutto e buttare altri soldi. Tra l’altro, le piastrelle sono sempre sporche e le irregolarità non si vedono più di tanto.

 

E con questo articolo, del tutto fuori tema e fuori idea iniziale, dichiaro umilmente il fallimento del mio piccolo progettino blogistico. Visto che non riesco a sistemare le cose a casa mia, figuriamoci sulle mie capacità di migliorare l’Italia. Perciò mi rimane soltanto ad esclamare: forza Beppe! Forse tu riuscirai a portarci fuori dalla cacca, anche se sono un po’ perplesso a proposito. Dicono che tu sei un voto di protesta e che sia così. Io protesto, voglio la mia vecchia cucina e indietro anche tutti i soldi che ho speso e che dovrò ancora spendere per quella nuova.

 

Condividi post

Repost0
15 febbraio 2012 3 15 /02 /febbraio /2012 15:15

PDA

Ultimamente sto peggiorando brutalmente. Non soltanto che sono diventato volgare ma inizio anche offendere la gente. Ci vuole una precisazione qui: soltanto quelli che pubblicamente e spudoratamente offendono gli altri. Perché se lo meritano. Il titolo è un’abbreviazione è significa Pezzo D’Asino, la battuta spesso usata dai conduttori del canale televisivo dedicato a poker. Ed è riferito ad Adriano Celentano,  un vero pezzo di merda che gira in TV e mi fa innervosire. Ieri sera era la prima serata di Sanremo e dopo le prime sei canzoni si è presentato lui, in veste di un intrattenitore. 45 minuti di idiozie ed ipocrisie. Sono andato in tilt, diventato nervoso come una rana (?!) ma non riuscivo a staccarmi dallo schermo per il semplice fatto che non credevo ai miei occhi e che ogni momento aspettavo che uscisse fuori qualcuno per scusarsi per questo errore tecnico.

 

Ma figuriamoci, quello continuava a dire le idiozie e quello che faceva cagare ancora di più è il fatto che il pubblico ogni tanto applaudiva (forse sollecitati dagli applauditori pagati). Ha iniziato contestando i preti che non parlano abbastanza di Paradiso. Caro Adriano (questo caro è da intendere in modo offensivo) il Paradiso non esiste, come non esiste nemmeno Dio. E’ una frottola che ti hanno venduto da piccolino, ma tu ci caschi anche oggi con la tua età avanzata perché il tuo cervellino non riesce a capire l’inganno. E è un inganno, come te. Capisco che l’età avanza e che sei profondamente insoddisfatto  della propria vita, ma è un problema di testa Adriano, di megalomania. Molti, quelli un po’ più intelligenti di te, si sentirebbero appagati da una carriera del cantante di un certo livello. Ma tu sei uguale a quelli contro i quali sputi, i nostri politici, non ti basta mai.

 

Ha offeso sfacciatamente le persone con nome e cognome, i giornali e le istituzioni. Se ha inventato una scenetta davvero misera sulla sovranità popolare e contro quelli che hanno bocciato l’ultima proposta per un referendum, ma non si ha reso conto che ha offeso anche la nostra costituzione che non prevede certi tipi di referendum, giustamente. Sai cantare e limitati a fare questo, perché i tuoi sermoni sono stupidi ed infantili; tieniteli per te. Canta che ti passa.

 

 

Sanremo 2012

 

Ma se voglio esser obiettivo, la colpa non è di Celentano, anche se comunque quel idiota non sopporto più. Non ho capito che senso ha inserire un ora di un suo show di mierda (in spagnolo, suon ameno volgare e più simatico) in un festival della musica. Unico senso che mi viene è la mancanze delle idee e della creatività. Figuriamoci se quello si rifiutava di comunicare le sue stupidaggini a qualche milione di persone ed mettersi in tasca qualche centinaia di miglia di euro, tra l’altro dei contribuenti che pagano le tasse ed il canone RAI. Lo farei anche io, ma si vede che non sono un pezzo d’asino abbastanza grande. Basta. Quest’anno non guardo più questa penosa manifestazione.

 

Condividi post

Repost0
23 dicembre 2011 5 23 /12 /dicembre /2011 12:40

Non mi ritengo una persona volgare, ma ogni tanto mi scappa, non la pipì 8anche quella, ovvio), ma qualche volgarità e se la metto nel titolo è grave. Sono passati 8 mesi da quando ho iniziato questo blog ed il mio ottimismo, riguardante la nostra cara patria, è hai minimi storici, come tra l’altro anche le borse europee. Abbiamo avuto i nostri salvatori, il governo tecnico, tanto voluto anche dal Presidente. Ci hanno riempiti la testa con tutto il pessimismo del mondo e ci hanno convinti che la barca sta per affondare. E adesso ci stanno salvando, chiedendoci tanti sacrifici. E noi, almeno molti, risultano anche contenti di stare peggio, perché evitano di stare ancora più peggio.

 

Ma voi siete convinti? Io no, per niente. Mi sembra che tutta questa offensiva, in buona parte mediatica, è servita soltanto per farci digerire le cose più facilmente, per evitare una protesta forte. Perché qualcuno mi dovrebbe spiegare cosa è stato fatto da questo governo e che non poteva essere fatto da quello precedente. Forse le pensioni; là l’opposizione di Lega era troppo forte. Ed è unico punto che riesco a digerire (forse anche perché sono lontano dalla mia pensione e non ci penso molto). Ci sono i conti che non tornano e per farli tornare mettono, come di solito, le mani nelle mie tasche. Tagliare le spese, cioè gli sprechi – no! Toccare i loro stipendi e vitalizzi – no! Lo so che questi ultimi non sono tanti soldi per la cassa, ma esiste anche una questione del rispetto verso i propri elettori. Mi viene a vomitare quando vedo e sento parlare i nostri parlamentari; più ipocriti di così non si può.

 

Sanno tutti che la crisi attualmente in atto è dovuta alle speculazioni e dietro di queste stanno le banche. Ma noi scegliamo un banchiere per tirarci fuori dal fango dove ci hanno affondato i suoi simili. Diciamo che occorre ringiovanire la classe politica, ma il nuovo governo ha un’età media di 63 anni. Uno a quest’età è conservativo per definizione e non vuole cambiare niente in modo un po’ più radicale, ma qualche cambiamento radicale ci vuole.

 

Il mio ottimismo sta svanendo. Ci sono le feste questi giorni ma non si vedono molti sorrisi in giro. Il panettone non mi sembra così dolce come una volta. Ma al posto di uno, due bicchierini di spumante, me li faccio 3-4, per dimenticare (che bevo?), per non vedere come tutti gli altri. Mi sento offeso, perché scopro che la gente che voto e dieci volte peggio di me, e dovrebbe essere al contrario, dovrebbero esser più buoni, più capaci e specialmente più onesti di me. Con cavolo!

Condividi post

Repost0
9 novembre 2011 3 09 /11 /novembre /2011 15:25

Ho recepito una certa agitazione ieri pomeriggio in ufficio. Avevo una cosa urgente da finire ed ero molto concentrato su quello che scrivevo; si trattava di un contratto sostanzioso ed era molto inopportuno sbagliare anche una parola, ma il mio subconscio registrava una tensione diffusa. Visto che almeno avevo capito che si trattava di una votazione in parlamento, quando sono arrivato a casa verso le 7 di sera, tutto spompato, ho acceso la TV e mi sono messo ha guardare i notiziari. Avevo capito perche quella bollitura generale nella ditta dove lavoro. Là sono tutti antiberlusconiani e aspettavano con l’impazienza di vedere se è stata giunta l’ora buona per vederlo andare via. Quando si inizia parlare della politica e del governo, là si sente un enorme potenziale di odio, di ostilità verso ancora attuale primo ministro. Tutta gente anche molto familiare, religiosa, di quella che regolarmente frequenta la chiesa di domenica, ma la malevolenza gli esce fuori da tutti i pori. L’odio è la cosa più brutta che ci sia e faccio fatica che la gente tanto religiosa può avere un sentimento negativo così forte verso uno che, alla fin fine, nemmeno conoscono e che non gli ha fatto niente di male, direttamente.

 

Io, per essere sincero, l’ho votato nelle ultime elezioni, non perché mi convinceva più di tanto, ma per il semplice motivo che non vedevo le alternative. Era un voto di quelli scelgo meno peggio. E quel meno peggio purtroppo non si è fatto vedere meglio. A me delle sue faccende personali, dei suoi festini e divertimenti con le ragazze, non me ne può fregar di meno, anche se ritengo che è uscito un po’ di decenza: ma non riusciva a farsele tenere per se queste cose. Il problema è che il governo non ha fatto quasi niente, era estremamente inerte, non reagiva alle problematiche più ovvie. Ed è questo che mi preoccupa adesso: lui se ne va, ma chi mi dice che il prossimo sarà meglio? Moltissimi sostenevano che il problema era la sua persona, ma io ci credo poco che il nostro paese è arrivato qui dove si trova, accanto ai paesi decisamente più poveri e meno importanti di noi. Pensandoci e analizzando le cose di oggi e quelle di ieri, sono sempre più convinto che il problema e nel nostro tessuto culturale. A un certo punto, dopo una storia abbastanza gloriosa, oppure ci hanno informato, cioè insegnato male nelle scuole, siamo entrati in un degrado profondo. Siamo ritenuti un simbolo dell’indisciplina in tutto il mondo, all’estero spesso ci danno, con una certa simpatia perché siamo ancora buoni ospiti, dei mafiosi, un altro brutto simbolo del nostro bel paese.

 

E la gente che ci guida è stata scelta da noi, eletta democraticamente. Sono dei nostri, non sono gli alieni che si sono introdotti nella nostra società per rovinarla. E adesso bisogna scegliere un altro leader! Chi? Un tecnico? Ma fattemi piacer; si sa che i governi tecnici sono perfetti per fare di tutto e di più, degli inciucci incredibili. Perché nessuno si preoccupa minimamente per le successive elezioni e nessuno si sente in colpa se si fanno delle cose non buone. Ma comunque ognuno che entra in un governo di genere chiederà la propria parte e visto che le richieste saranno molto diverse, si faranno di quelli compromessi all’italiana che faranno dei danni per i prossimi 100 anni.

 

Condividi post

Repost0
26 agosto 2011 5 26 /08 /agosto /2011 11:37

Questi giorni c’è tanta carne al fuoco. Si cerca la soluzione dei problemi economici al livello mondiale e anche do noi non si scherza. Gli anni del mal governo ci hanno portato in una situazione non invidiabile alla quale occorre trovare un rimedio e ho tanti dubbi che si farà qualcosa di buono in così poco tempo. Avrei da criticare molte cose, ma la mia idea all’apertura di questo blog era di essere propositivo, di far vedere alcune cose che secondo la mia modesta opinione possono essere risolte in modo semplice. Una di queste è il problema dei precari, dei lavoratori che non hanno un posto fisso e che per questo fanno fatica ad inserirsi nella società.

 

Le proposte che si sentono ogni tanto, per esempio di incentivare le assunzioni degli interinali, non valgono niente. Sono le misure di una durata breve che a lungo termine non risolvono niente in quanto il problema è concettuale. Qui in Italia siamo molto legati al posto fisso. Questo è dovuto alla nostra cultura e alla nostra religione che impongono dei punti fissi nella vita, delle certezze e non ci danno dei strumenti spirituali e intellettuali per affrontare i cambiamenti nella vita e nella società. Un volta il nonno faceva il fabbro ed trasmetteva il mestiere al padre, che lo passava al figlio e questo insegnava i trucchi al nipote. Per centinaia di anni la società rimaneva molto statica e le generazioni nuove vivevano pressoché ugualmente come quelle precedenti.

 

Lo sviluppo della tecnologia negli ultimo 30, 50 anni è fortissimo ed il nostro modo di vivere cambia quotidianamente e radicalmente. Un personal computer è presente in tutte le case ed è molto più potente di quello che ha accompagnato i primi uomini sulla Luna, non tantissimi anni fa. Non ne parliamo dei cellulari che 40 anni fa, parliamo degli anni ’80 del secolo scorso, non si menzionavano nemmeno. Moltissimi mestieri diffusi nei secoli precedenti semplicemente sono spariti. La società è diventata molto dinamica. Non voglio entrare nel merito se questo è un bene o un male; ovvio che ci sono  pro e contro, ma questa introduzione mi serviva per dare un fondamento alla mia proposta. Visto che la società è dinamica occorre adattarsi allo sviluppo, al progresso.

 

Non possiamo chiuderci dentro i nostri confini e trascurare quello che succede nel mondo. La globalizzazione è un fatto e per poter partecipare nella corsa occorre essere pronti, flessibili e produttivi, se no ci sarà qualcun’altro che coglierà la panna dal latte. Se non hai le risorse umane adeguate, spesso è necessario trovarle sul mercato in quanto non c’è tempo per istruire quelle già a disposizione per i nuovi compiti. Se hai un picco di lavoro, una richiesta straordinaria, devi assumere più persone e quando il picco passa cosa fai con loro? Parlo ovviamente da un imprenditore, anche se in effetti non lo sono.

 

Proprio per risolvere questi problemi negli anni ’90 è stato introdotto il lavoro interinale che ha dato una mano all’economia (anche se non sembra) e all’occupazione. Eravamo sempre un fanalino di coda per quanto riguarda l’occupazione in Europa e non lo siamo più. Ma il lavoro interinale ha portato con se dei problemi, uno dei quali e l’impossibilità di fare un investimento nel futuro in quanto, per esempio, la banca non ti da il mutuo per la casa  perché anche quelli hanno i punti fissi nella testa: quando scade il tuo contratto chi mi garantisce che tu ritroverai un altro lavoro per poter restituirmi i soldi che ti ho prestato? Lavoro in una società che da dieci anni copre i picchi di lavoro con i precari: cambiano ogni 2 anni (ultimamente 3). Appena imparano qualcosa e raggiungono una certa professionalità li lasciano a casa e prendono altri. Il picco è molto lungo, ma sicuramente finisce e se li assumi cosa fai con loro dopo?

 

 

Nuova legge sul lavoro

Dobbiamo fare un passo avanti, economico, culturale, spirituale e naturale (adattamento ai nuovi tempi). Occorre fare una legge che stabilisca che da una certa data in poi tutti i nuovi assunti, a prescindere dall’età, saranno a tempo indeterminato ma anche licenziabili. Una stessa legge per i privati e per gli statali. Tutti quelli che hanno già un posto di lavoro fisso, rimangono fissi. Anche se sarebbe utile, sarebbe ovviamente impossibile estendere la legge a tutti color che si sono già acchiappati la propria poltrona. La legge stabilisce che il licenziamento può avvenire per un qualsiasi motivo, per esempio per l’insufficienza del lavoro, ma anche per l’inadeguato svolgimento dello stesso. Come oggi i dipendenti hanno l’obbligo di preavviso in funzione alla loro professionalità, la posizione e l’anzianità nella ditta, un concetto simile vallerebbe anche per gli imprenditori, per agevolare inserimento del licenziato in un'altra azienda.

 

Provo adesso ad analizzare pro e contro, contenti e scontenti, di questa legge.

 

 

Pro e contenti

Dal mio punto di vista una legge è buona se migliora la situazione globale nella società. Volevo specificare questo in quanto nelle varie discussioni ho avuto delle obiezioni tipo: “non è giusto perché se io non fossi simpatico al mio capo, mi potrebbe licenziare”. Non è escluso che ci sarebbero dei comportamenti simili, ma il capo se licenzia uno deve assumere un altro per svolgere il compito di quello antipatico e così il numero degli occupati rimane almeno invariato.

 

Sicuramente una legge del genere non aumenterebbe la disoccupazione, al contrario, molto probabilmente la diminuirebbe in quanto darebbe più liberta agli imprenditori di gestire le risorse umane. Questo è assolutamente positivo al livello globale. Tutti neoassunti sarebbero nella stessa condizione, cioè con un contratto a tempo indeterminato e questo gli agevolerebbe nei casi dovessero chiedere, per esempio, un mutuo. Le banche in questo caso potrebbero anche fare furbe e non dare i mutui, ma nel tempo tutti i dipendenti avrebbero lo stesso contratto e banche sarebbero costrette ad adattarsi alla situazione o in alternativa rinunciare ai grandi profitti che raccolgono da quest’attività e questo sicuramente non succederebbe.

 

Avendo la spada del licenziamento sulla testa, i dipendenti sarebbero molto più dedicati al loro lavoro e ci si aprirebbe alla concorrenza. Ho paura che questo suona molto male per molti di voi che leggete queste righe, ma nei tanti anni che lavoro ho visto dei comportamenti disdicevoli dei dipendenti che si rifiutavano di fare i propri doveri oppure gli facevano nei tempi lunghissimo ripetendo la frase “Comunque non mi può licenziare”, e questo non è corretto. Perché io devo pagare tutti quelli che sono seduti negli uffici e che non fanno niente, ma lo stipendio se lo prendono volentieri.

 

Gli imprenditori sarebbero contentissimi in quanto meglio di così non possono chiedere. Visto un gran favore che avrebbero avuto, si possono anche chiedere le migliori condizioni per i nuovi assunti che compenserebbero la loro licenziabilità.

 

 

Contro e scontenti

Ci sarebbe una categoria scontenta, le agenzie interinali che perderebbero una bella fetta di lavoro e sarebbero costrette a inventarsi qualcos’altro o a chiudere. Visto che loro sono intermediari e intermediazione aumenta i costi, in effetti la loro scomparsa dalla scena sarebbe positiva per la globalità dell’economia nazionale.

 

Dei contro io sinceramente non li vedo, tranne la necessità di cambiare la testa, di dover essere più flessibili e dinamici. Con una legge del genere ci si metterebbe alla pari con gli Stati Uniti e si sa che loro sono la potenza numero una del mondo anche per il fatto di essere molto flessibili e pratici.

 

Condividi post

Repost0
15 giugno 2011 3 15 /06 /giugno /2011 11:31

Mi ritengo di natura un ottimista, ma ho sentito di qualcuno una definizione un po’ sconvolgente che dice che l’ottimista è semplicemente un pessimista mal informato e l’informazione nel nostro paese aiuta il concetto. Ultimamente le cose dal mio punto di vista stano precipitando verso una direzione che non si sa dove ci porterà. Si sono susseguiti gli eventi che non mi piacciono per niente e che mi fanno vedere le cose in nero, o forse sarebbe meglio dire in rosso, quello molto rosso che non gradisco. Gli avvenimenti sono iniziati con le elezioni amministrative nelle quali ci sono due episodi molto forti: i ballottaggi per l’elezione dei sindaci di Milano e di Napoli.

 

Sindaci

Guardo la televisione e non ci posso credere che Milano abbia votato un comunista come sindaco, uno che sta con Vendola. Tanta felicità sui volti dei Milanesi che non so quanto sono veri Milanesi. Tante parole effervescenti e scomposte, pronunciate dal cuore e non dal cervello. Sembra ovvio che la Moratti gli stava sul coso, non riesco a capire esattamente perché, ma da qui a votare uno come Pisapia ci vuole un cervello proprio staccato, in standby totale. Non credo che quelli che l’hanno votato hanno letto il suo programma elettorale, se no non pronuncerebbero la parola “liberta” durante i festeggiamenti. Perché tutte le parole possono avere i doppi sensi.

 

Capisco un po’ meglio i Napoletani che probabilmente hanno votato un ex magistrato sperando che quello mette un po’ di ordine, giudiziario ovviamente, nel caos cittadino, nella corruzione estesa nei porri della città. Ma un magistrato entrato nella politica, come anche il suo capo, non mi garba per niente e mi porta i pensieri verso le dittature e populismi che sono i cancri della democrazia.

 

E’ in tutta questa vicenda mi ha “conquistato” Bersani che ha gridava “vittoria”, ma sotto, sotto si vedeva che anche lui ha capito che non è una vittoria del PD, ma della sinistra estrema e populista che, spero, non riuscirà mai mettersi d’accordo con quelli moderati, di sinistra o di destra, ai quali appartengo anche io.

 

Santoro

Il tizio non mi è mai piaciuto, prima di tutto perché in una televisione pubblica secondo il mio modesto parere non possono starci dei giornalisti faziosi, e lui è il sinonimo per questo termine. Non ho mai capito perché alcuni dicevano che sia bravo; ma dove sta la sua bravura. Io ho visto una sola, che non gradisco, incendiare le discussioni, provocare le risse, alzare la voce e litigare. E se a gente questo piace, salgono gli ascolti, ma diminuisce livello di tolleranza nel paese e si perde ogni voglia di parlare con gli argomenti – funziona molto meglio mandare l’avversario in quel paese. E si permette di autocandidarsi per fare il direttore generale della RAI: no grazie!

 

 

Referendum

Ma quante idiozie sono state dette intorno ai quesiti posti davanti agli elettori e quante furbizie sono state messe in atto per raggirare il popolo sovrano. La più bella era quella di Celentano, che si è esibito indecentemente anche qualche sera prima da Santoro, che ha detto più o meno, che gli Italiani hanno fatto vedere ancora una volta che son più intelligenti e più avanti rispetto agli altri popoli. Ma mi chiedo perché dobbiamo sempre offendere gli altri, perché spesso i politici citano negativamente gli altri paesi. “Ma noi non siamo in Bulgaria…” Ma cosa ti fa pensare che tu sei meglio di un Bulgaro. Già il fatto che hai detto questo mostra che almeno sei meno educato di lui, cioè Bulgaro. Tornando a Celentano, rilevo lo stesso motivo che ha Berlusconi: sono ricco, sono famoso, ma mi manca l’immortalità, cioè devo rimanere nella storia per le altre generazioni. Ma sparare delle cose insensate non aiuta questa impresa.

Condividi post

Repost0
22 aprile 2011 5 22 /04 /aprile /2011 16:56

Ogni giorno divento un po’ più apolitico, rassegnato e cerco di non frustrami troppo. Ho diminuito al minimo la quantità delle informazioni che assorbo. I giornali, Corriere della Sera, soltanto sabato, mentre la mia dolce metà fa la spesa nel centro commerciale, io sfoglio e leggo poco. Le pagine che più attirano il mio interesse sono quelle sportive. I telegiornali quasi niente: da un po’ di tempo sono arrivato alla conclusione che fanno schifo. Ultimamente ho provato un po’ con TG La7 e per un po’ di tempo era guardabile, ma anche loro si sono persi in questo caos informativo. Non si capisce se abbiamo una generazione dei giornalisti mediocre, oppure loro si adattano alla nostra mediocrità.

 

Vedere come prima notizia un caso di omicidio, una rapina, o roba di genere, intendiamoci penso alla cronaca nera, mi manda in furia. Questo notizie vanno date alla fine del telegiornale, perché quelle importanti per la comunità, e noi in linea di massima lo siamo, sono altre: vedetevi un giornale di BBC per capire cosa intendo. Le notizie del mondo, quelle che ci fanno vedere la globalità, ci allargano la cultura generale, spesso non ci sono. Vedi CNN e capisci che nel mondo succede una marea di cose, gli eventi più svariati, ma a noi che c’è ne frega, no? Oppure non ci vogliono dare le info, per quelle sono il potere, oppure a noi non interessa proprio.

 

Tutto questo coincide perfettamente con il disordine crescente che caratterizza il nostro povero paese da anni e spesso mi chiede di che è la colpa: della classe politica o la nostra? Ho sentito dire uno che diceva che ognuno si merita quello che ha e per l’analogia il popolo si merita il governo che lo guida. Ha una logica, perché i politici fanno parte del popolo, sono dei nostri e li abbiamo votati noi Italiani. Molti di noi non hanno a che fare, ma gli altri sanno benissimo che ho ragione: hanno votato le persone che gli promettevano dei favori e alla fine non ne sono sicuri se i favori che hanno ricevuto valgono la pene disordine che si è creato.

 

E’ chiaro che spesso confronti di opinione, le proposte diversi sui modi come mandare avanti lo stato sono dovuti ai pro e contro che un argomento intrinsecamente contiene. Se la soluzione fosse univoca ci si metterebbero tutti d’accordo, oppure nemmeno questo è vero? Perché c’è anche il gusto di vincere l’avversario e mi pare che questo gusto spesso vince sulla bontà della soluzione trovata: non importa come sta la mia vacca, è importante che la tua sta male. Un autodistruttivismo (il mio processore di testo mi sottolinea la parola in rosso, ma a me piace e la lascio cosi) molto esteso, ovunque presente. Ma si può fare meglio. Questa nostra Italia ci può calzare meglio, a tutti, o almeno ad una grande maggioranza?

 

Condividi post

Repost0

Presentazione

  • : Italia migliore - Piccoli pensieri di uno grande come me in un blog su Italia
  • : Si può viver meglio, più tranquilli, più sereni, senza le scosse politiche e sociali quotidiane? Provo a dare qualche proposta.
  • Contatti