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16 luglio 2013 2 16 /07 /luglio /2013 16:29

Davvero, come? Avete mai pensato, anatomia a parte, che cosa ci rende donne? Diventare una donna è, più o meno come diventare una celebrità. Fino a tredici anni si è in una sorta di anonimato, interrotto da un improvviso interesse di cui diventiamo oggetto. Tutto ad un tratto veniamo bombardate dalle domande: Che taglia porti? L'hai già fatto? Vuoi dormire con me? Hai la carta d'identità? Ti va di fare un tiro? Ti vedi con qualcuno? Usi la protezione? Sei capace di portare i tacchi? Chi sono i tuoi idoli? Fai la depilazione brasiliana? Che tipo di pornografia ti piace? Vorresti sposarti? Quando pensi di fare figli? Sei una femminista? Cosa vuoi fare? CHI SEI?

 

Avete presente quella sensazione quando incontrate qualcuno, casualmente, ad una festa (o facendo la coda per il bagno, situazione tipica delle donne) e siete invase da quell'inspiegabile senso di "riconoscimento"? Quando siete d'accordo con tutto quello che vi viene detto, in più avete la chiara sensazione che vi stanno leggendo nella mente? Quando, non vi è chiaro perché non siete imparentate con quella persona e vi chiedete perché non vi siete incontrate prima? Quando vi sembra che quel qualcuno è la prova vivente che non siete:

 

a) uniche al mondo a pensarla così
b) pazze
c) insieme dei due punti suesposti

 

Leggendo il libro di Caitlin Moran, titolo originale "How to be a woman", tradotto, "Ci vogliono le palle per essere una donna", ho trovato quella persona, la mia sorella spirituale: coraggiosa, intelligente, spiritosa e senza peli sulla lingua, una donna che non ha vergogna di dire che cosa la rende femminile e chiamare tutte le cose con il loro vero nome.

 

"Il problema con la parola ‘vagina’ è che porta sfortuna. Soltanto un masochista vorrebbe averla, dato che le capitano cose terribili. Le vagine si ‘esplorano’ e controllano. All'interno si cercano le prove. I serial killer lasciano tracce all'interno per beffarsi dell'ispettore Morseu, come se le vagine fossero degli scaffali in corridoio sui quali appoggi le chiavi e qualche spiccio. Nessuno vorrebbe una così per se stessa. No, chiariamo da subito un concetto, io in realtà non ho la vagina. Mai avuta. Personalmente, ho la figa. A volte è fiorellino o farfallina ma nella maggior parte dei casi, resta, figa. Se vi dicessi cosa ho nelle mie parti basse, le vecchie signore e i preti potrebbero svenire. Mi piace come le persone restano indignate se chiami le tue parti intime con il loro vero nome. E' come se nelle mutande avessi una bomba nucleare, o una tigre oppure un fucile."

 

""Le tette", naturalmente, non possono avere il cancro o allattare. No. Servono solo per fare su e giù dal petto delle donne tra l'età di quattordici e trenta due: in seguito diventano troppo molli e probabilmente scompaiono dalla faccia della terra e partono per lo spazio, forse per diventare, finalmente parte integrante dei giganteschi anelli di Saturno.
Neanche la parola seno va bene. Di solito se ne sente parlare in un contesto negativo. Simile alla vagina, il seno serve per essere esplorato e per avere il cancro. La mia sorella spirituale, non pensate che non le abbia già chiesto amicizia su facebook (sapete come noi donne ci innamoriamo una dell'altra), ha qualche parola saggia anche riguardo alle relazioni:

 

"Potete sempre capire quando una donna sta con l'uomo sbagliato, perché ha sempre da dire molto sul fatto che nella relazione non succede niente. Dall'altra parte però quando la donna trova l'uomo giusto, scompare per sei mesi, in seguito ai quali si ripresenta (da non si sa dove) con gli occhi che le brillano e con cinque chili in più."

 

Oppure sulle mutandine:

"Perché priviamo il nostro sedere di qualche metro di stoffa in più? Ovviamente la ragione di questo è la convinzione femminile, duratura nel tempo e folle, che da un momento all'altro si troveranno di fronte ad una inattesa ispezione che esprimerà uno spietato giudizio sull'essere (o non essere) attraenti. Le donne portano delle microscopiche mutande convinte che siano sinonimo della femminilità. Mie signore! Quante volte avete fatto sesso del tutto inaspettato in una stanza piena di luce con un maestro delle pratiche erotiche che faticavate a soddisfare? Ecco, proprio così...  Sapete, quando si tratta di sesso, dovete sempre ricordarvi che i maschi sono degli esseri magnanimi. A loro non importa che cosa indossate sotto la gonna, una volta che vi spogliate, potete anche indossare un sacco della spazzatura, saranno eccitati lo stesso."

 

Ci sono altri capitoli fenomenali come sull'avere o non avere figli, sulla depilazione, mestruazione, reggiseni, perdita della verginità, crescita, maschi e aborti - e tutte queste tematiche sono trattate in modo provocatorio e ironico.

 

"Dobbiamo chiedere che ci venga restituita la parola ‘femminismo’. Quando leggo le statistiche in base alle quali soltanto il ventinove per cento delle americane e quaranta due percento delle donne britanniche si definiscono femministe di solito penso: Che cosa pensate, signore mie, cos'è il femminismo? Quale parte ‘lotta per i diritti delle donne’ non fa per voi? E' il diritto di voto? Il diritto di essere "proprietà" dell'uomo che avete sposato? Campagna per i stipendi paritari? La canzone di Madonna, Vogue? Jeans? Tutti questi fatti vi stavano antipatici? Oppure eravate semplicemente ubriache mentre tutto questo accadeva? Nonostante tutto, ultimamente sono più serena, ho visto che è quasi impossibile che una donna dubiti del femminismo. Se non ci fosse stato non potreste parlare del ruolo della donna nella società, sareste occupate a sfornare figli sul pavimento della cucina stringendo fra i denti un mestolo di legno per non fare rumore e non disturbare uomini che giocano a carte."

 

Sottoscrivo. E se anche dopo tutto questo non sapete se siete delle femministe eccovi un breve e veloce test: "Mettete la mano dentro le vostre mutandine.

 

a) Avete la vagina?
b) Volete usarla come mezzo di potere?

 

Se avete risposto affermativamente ad entrambe le domande, congratulazioni! Siete delle femministe."

 

Alla fine, confesso - questo non era un articolo, non era una recensione, questa era una spudorata lettera d'amore. Per il mio essere donna. E ora vado a vedere se Caitlin mi ha confermato l'amicizia su facebook.

 

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