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25 novembre 2014 2 25 /11 /novembre /2014 17:02

Prima mi trattengo un momentino sul risultato elettorale, affrontato nel periodo preelettorale nell'articolo precedente. Ho votato come avevo annunciato e ho avuto una grande delusione, non tanto per il mancato successo degli alberghieri a 5 corpi celesti luccicanti, ma per quell'incredibile percentuale raggiunta dal indiscusso vincitore. Da anni lo stato delle cose peggiora per quasi tutti noi e noi comunque, con un'incredibile testardaggine (ed una stupida speranza), continuiamo a dare il potere a quelli che ci hanno portato qui dove siamo, nel fango. E' il puro egoismo, perché pensiamo soltanto a noi stessi, per sopravvivere questi momenti in qualche modo (qui parlo soprattutto dei pensionati), senza pensare a un domani, ai nostri figli e i nostri nipoti.

 

Sono sempre più convinto che siamo un paese degli egoisti, che non ci importa niente che di noi, nel nostro piccolo ed anche nel nostro grande. Questi giorni hanno trovato l'assassino della ragazzina, successo 3 anni fa, se non erro. Il ministro degli interni il primo a dare la notizia, contro la volontà dei magistrati che chiedevano riserbo. Perché l'Italiano volevano sapere! Ma se lo sapranno 5 giorni fa cosa cambia, dopo più di mille già passati? E no, io sona al capo di un importante reparto e mi prendo i meriti per qualcosa che non è mio. Dopo guardo il giornale: i primi 15 minuti sul tema, i prossimi 15 sulla politica italiana e qualche altro crimine commesso e basta. Niente, zero assoluto sugli avvenimenti nel mondo; chi se ne frega, a noi non interessa cosa succede in Iraq. Alla fine il calcio; sono in corso i mondiali in Brasile. Notizie relative alla nostra squadra, che non può giocare il prossimo incontro, come è l'umore dei giocatori e basta. Ma il pomeriggio si è giocata una partita. Dare il risultato della stesso? No! Non c'entra con noi, non è del nostro interesse. Ecco perché ogni tanto si vede che quando ci fanno delle domande sulla cultura generale usciamo fuori come totali ignoranti. Perché non ci informano. Ma sembra che a noi sta pure bene così. Oppure ci hanno condizionato di essere così?

 

Energia

Si parla molto dell'energia pulita, quella proveniente dal sole, dal vento, dal movimento che provocano le onde del mare. E le informazioni che girano non sono mai complete, come sarebbe giusto: gli elementi positivi, le conseguenza negative, la valutazione economica. In funzione al soggetto, contrario o favorevole ai tali fonti, i fatti negativi semplicemente vengono tralasciati. Mi sono imbattuto in uno studio su impatto ambientale delle varie fonti energetiche con un confronto dei risultati ottenuti. Ma per valutare l'inquinamento, sono stati presi in considerazione tutti i parametri, non soltanto quelli ovvi, presenti durante lo sfruttamento: sono stati stimati anche gli inquinamenti durante la produzione e lo smaltimento dell'impianto stesso.

energia.jpg

Il risultato è molto sorprendente in quanto fa vedere sostanziale equilibrio l'inquinamento che producono varie fonti, incluse anche le centrale termiche e nucleari; queste ultime sono più impattanti, ma soltanto del 20 percento circa, rispetto a quelle a carbone. Interessante è il fatto che le macchine ad energia elettrica inquinano globalmente il 3% in più rispetto ad una macchina moderna, con motore euro 4, che usa la benzina. Certo, esiste anche il fatto che l'inquinamento di produzione e di smontaggi è quello prevalente ed è concentrato fuori città dove oggi abbiamo grossi problemi con lo smog, ma le rose non sono così rosse come sembrano e gli ambientalisti dovrebbero allargare le loro vedute e rendersi conto che il problema principale è lo stile di vita di oggi, non soltanto i mezzi che lo accompagnano.

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16 luglio 2013 2 16 /07 /luglio /2013 16:29

Davvero, come? Avete mai pensato, anatomia a parte, che cosa ci rende donne? Diventare una donna è, più o meno come diventare una celebrità. Fino a tredici anni si è in una sorta di anonimato, interrotto da un improvviso interesse di cui diventiamo oggetto. Tutto ad un tratto veniamo bombardate dalle domande: Che taglia porti? L'hai già fatto? Vuoi dormire con me? Hai la carta d'identità? Ti va di fare un tiro? Ti vedi con qualcuno? Usi la protezione? Sei capace di portare i tacchi? Chi sono i tuoi idoli? Fai la depilazione brasiliana? Che tipo di pornografia ti piace? Vorresti sposarti? Quando pensi di fare figli? Sei una femminista? Cosa vuoi fare? CHI SEI?

 

Avete presente quella sensazione quando incontrate qualcuno, casualmente, ad una festa (o facendo la coda per il bagno, situazione tipica delle donne) e siete invase da quell'inspiegabile senso di "riconoscimento"? Quando siete d'accordo con tutto quello che vi viene detto, in più avete la chiara sensazione che vi stanno leggendo nella mente? Quando, non vi è chiaro perché non siete imparentate con quella persona e vi chiedete perché non vi siete incontrate prima? Quando vi sembra che quel qualcuno è la prova vivente che non siete:

 

a) uniche al mondo a pensarla così
b) pazze
c) insieme dei due punti suesposti

 

Leggendo il libro di Caitlin Moran, titolo originale "How to be a woman", tradotto, "Ci vogliono le palle per essere una donna", ho trovato quella persona, la mia sorella spirituale: coraggiosa, intelligente, spiritosa e senza peli sulla lingua, una donna che non ha vergogna di dire che cosa la rende femminile e chiamare tutte le cose con il loro vero nome.

 

"Il problema con la parola ‘vagina’ è che porta sfortuna. Soltanto un masochista vorrebbe averla, dato che le capitano cose terribili. Le vagine si ‘esplorano’ e controllano. All'interno si cercano le prove. I serial killer lasciano tracce all'interno per beffarsi dell'ispettore Morseu, come se le vagine fossero degli scaffali in corridoio sui quali appoggi le chiavi e qualche spiccio. Nessuno vorrebbe una così per se stessa. No, chiariamo da subito un concetto, io in realtà non ho la vagina. Mai avuta. Personalmente, ho la figa. A volte è fiorellino o farfallina ma nella maggior parte dei casi, resta, figa. Se vi dicessi cosa ho nelle mie parti basse, le vecchie signore e i preti potrebbero svenire. Mi piace come le persone restano indignate se chiami le tue parti intime con il loro vero nome. E' come se nelle mutande avessi una bomba nucleare, o una tigre oppure un fucile."

 

""Le tette", naturalmente, non possono avere il cancro o allattare. No. Servono solo per fare su e giù dal petto delle donne tra l'età di quattordici e trenta due: in seguito diventano troppo molli e probabilmente scompaiono dalla faccia della terra e partono per lo spazio, forse per diventare, finalmente parte integrante dei giganteschi anelli di Saturno.
Neanche la parola seno va bene. Di solito se ne sente parlare in un contesto negativo. Simile alla vagina, il seno serve per essere esplorato e per avere il cancro. La mia sorella spirituale, non pensate che non le abbia già chiesto amicizia su facebook (sapete come noi donne ci innamoriamo una dell'altra), ha qualche parola saggia anche riguardo alle relazioni:

 

"Potete sempre capire quando una donna sta con l'uomo sbagliato, perché ha sempre da dire molto sul fatto che nella relazione non succede niente. Dall'altra parte però quando la donna trova l'uomo giusto, scompare per sei mesi, in seguito ai quali si ripresenta (da non si sa dove) con gli occhi che le brillano e con cinque chili in più."

 

Oppure sulle mutandine:

"Perché priviamo il nostro sedere di qualche metro di stoffa in più? Ovviamente la ragione di questo è la convinzione femminile, duratura nel tempo e folle, che da un momento all'altro si troveranno di fronte ad una inattesa ispezione che esprimerà uno spietato giudizio sull'essere (o non essere) attraenti. Le donne portano delle microscopiche mutande convinte che siano sinonimo della femminilità. Mie signore! Quante volte avete fatto sesso del tutto inaspettato in una stanza piena di luce con un maestro delle pratiche erotiche che faticavate a soddisfare? Ecco, proprio così...  Sapete, quando si tratta di sesso, dovete sempre ricordarvi che i maschi sono degli esseri magnanimi. A loro non importa che cosa indossate sotto la gonna, una volta che vi spogliate, potete anche indossare un sacco della spazzatura, saranno eccitati lo stesso."

 

Ci sono altri capitoli fenomenali come sull'avere o non avere figli, sulla depilazione, mestruazione, reggiseni, perdita della verginità, crescita, maschi e aborti - e tutte queste tematiche sono trattate in modo provocatorio e ironico.

 

"Dobbiamo chiedere che ci venga restituita la parola ‘femminismo’. Quando leggo le statistiche in base alle quali soltanto il ventinove per cento delle americane e quaranta due percento delle donne britanniche si definiscono femministe di solito penso: Che cosa pensate, signore mie, cos'è il femminismo? Quale parte ‘lotta per i diritti delle donne’ non fa per voi? E' il diritto di voto? Il diritto di essere "proprietà" dell'uomo che avete sposato? Campagna per i stipendi paritari? La canzone di Madonna, Vogue? Jeans? Tutti questi fatti vi stavano antipatici? Oppure eravate semplicemente ubriache mentre tutto questo accadeva? Nonostante tutto, ultimamente sono più serena, ho visto che è quasi impossibile che una donna dubiti del femminismo. Se non ci fosse stato non potreste parlare del ruolo della donna nella società, sareste occupate a sfornare figli sul pavimento della cucina stringendo fra i denti un mestolo di legno per non fare rumore e non disturbare uomini che giocano a carte."

 

Sottoscrivo. E se anche dopo tutto questo non sapete se siete delle femministe eccovi un breve e veloce test: "Mettete la mano dentro le vostre mutandine.

 

a) Avete la vagina?
b) Volete usarla come mezzo di potere?

 

Se avete risposto affermativamente ad entrambe le domande, congratulazioni! Siete delle femministe."

 

Alla fine, confesso - questo non era un articolo, non era una recensione, questa era una spudorata lettera d'amore. Per il mio essere donna. E ora vado a vedere se Caitlin mi ha confermato l'amicizia su facebook.

 

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1 febbraio 2013 5 01 /02 /febbraio /2013 12:18

"Alcuni dovrebbero vivere una seconda volta come premio, altri come castigo" - Stanislaw Jerzy Lec

 

Dal momento in cui veniamo al mondo la nostra vita è fatta di un unica certezza: la morte. E' come giocare una partita a scacchi (in questo caso dall'esito scontato), qualsiasi mossa ci apprestiamo a fare, subiremo sempre uno scacco matto e perderemo la partita. Se siamo laici. Se credenti forse abbiamo una possibilità. Il corpo umano è sempre stato oggetto di accurati studi, dall'antichità. Agli inizi del Cinquecento, Leonardo da Vinci ha dedicato molto del suo lavoro all'anatomia, la quale anche prima di lui era un argomento presente ma privo di verifiche sperimentali.

 

Con la inevitabile evoluzione e progresso umano, gli studi sono diventati più complessi; hanno cominciato a parlarci della presenza di un'anima, del nostro corpo astrale. Ci hanno mostrato la nostra complessità e hanno collegato l'esterno con l'interno. E' risaputa la filosofia orientale secondo la quale le malattie fisiche sono delle manifestazioni dei malesseri interni. Tutte queste nozioni sono facilmente recuperabili, nei libri. A parte i medici, che conoscono il corpo umano, quanti di noi possono realmente dire di conoscere la propria anatomia? Ci piace tanto parlare dei cuori e a volte usiamo il termine "spezzato" oppure "infranto", ma che forma ha il nostro cuore, quali sono le sue reali dimensioni?

 

Nel 1977 fu inventata una straordinaria tecnica per permetterci di guardarci dentro (nel vero senso della parola). Essa si chiama: plastinazione ed è stata inventata, in seguito brevettata da un medico tedesco, Gunther Von Hagens. La plastinazione è una tecnica che permette ai corpi dei defunti di essere conservati. Per perfezionare questo lavoro ci sono voluti moltissimi anni e altrettante ore. Nel 1995 Von Hagens ha deciso di esporre il suo lavoro al pubblico, scegliendo come pioniere, quello giapponese. Da allora la mostra è sempre stata oggetto di innumerevoli polemiche (soprattutto da parte della chiesa cattolica) ma anche di grandi riconoscimenti. Alcuni hanno pubblicamente mostrato la loro indignazione per una tale esposizione, definendo immorale guadagnare sui defunti. Altri hanno definito questo progetto un'occasione unica per conoscere e vedere l'interno del proprio corpo. Von Hagens, chiamato anche con il nome di "Dottor Morte" ha sempre ribadito come obiettivo dell'esposizione, la conoscenza, precisando anche il consenso dei donatori.

 

bodyworlds 

 

La donazione dei corpi a scopo scientifico non è una novità, è da tempo presente negli Stati Uniti dove firmando una liberatoria si acconsente di fare del proprio corpo un oggetto di studi. Eppure, in quel caso, le polemiche non ci sono state. La mostra del medico tedesco, intitolata "Korperwelten" o "Body Worlds" è per chi è affascinato dalla medicina, per i curiosi. Vivendo nella democrazia nessuno è costretto a vedere ciò che non desidera e ognuno è libero di frequentare posti che più gli appartengono. Basterebbe questo per evitare polemiche inutili.

 

I corpi che sono esposti nella sala milanese della "Fabbrica del Vapore" sono incentrati sul cuore e raffigurati nelle loro posizioni reali, mentre fanno tiro con l'arco, giocano a poker o si abbracciano. Le spiegazioni mediche sono costantemente presenti per spiegarci i movimenti dei muscoli, per esempio. Le parti del corpo invece prese singolarmente come i polmoni, cuore, cervello sono posti accanto a degli organi malati, per farci vedere la differenza, forse con lo scopo di amarci di più e rispettare maggiormente la macchina perfetta la quale è il nostro organismo. Il pubblico della capitale lombarda ha accolto con entusiasmo questo evento unico nel suo genere e al contrario di quanto si potrebbe pensare non è una esposizione che "impressiona", i corpi non sembrano neanche reali, piuttosto ricordano delle bambole private dei loro vestiti.

 

Un'occasione da non perdere. Per conoscere, vedere la fragilità dell'uomo e allo stesso tempo la sua impressionante potenza.

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26 settembre 2012 3 26 /09 /settembre /2012 15:20

“Everybody Needs Somebody to Love”. Era il 1964 e così cantava Solomon Burke. Nel corso dei secoli tante persone hanno parlato di amore, hanno cercato di definirlo, analizzarlo, raccontarlo, persino dipingerlo. Indipendentemente dal colore della nostra pelle o dal sesso, dalla nostra collocazione geografica e dal tempo storico in cui viviamo, sembra che tutti noi abbiamo una cosa in comune: trovare qualcuno che ci ami. Una volta trovato, l’amore diventa la nostra droga perfetta: euforica, narcotica, gradevolmente allucinante, ma dato che nessuno di noi è immortale anche il più forte dei sentimenti è destinato a finire. In un modo o nell’altro.

 

Cosa succede quando finisce un amore? Alcuni piangono, lentamente e dolorosamente. Altri dimenticano, velocemente e indolore. E i ricordi? Sono destinati anche essi a scomparire con tempo? Probabilmente quelli che tentano di dimenticare le loro relazioni passate faranno di tutto anche per dimenticare i ricordi. Forse perché non vogliono vedere il loro fallimento. O chissà, ognuno alla fine ha una propria visione del mondo. Poi ci sono quelli che non si sbarazzano mai di niente. Per anni tengono nelle loro cantine il proprio passato. Ordinatamente racchiuso negli scatoloni. Una sorta di museo personale delle emozioni.

 

A pensare di far tornare in vita i sentimenti sepolti nei sotterranei sono stati Olinka Vistica e Drazen Grubisic. Nel 2010 a Zagabria (Croazia) hanno fondato “Il museo dei cuori infranti”. Un’idea semplice, allo stesso tempo originale e persino educativa, nata dalla fine del loro amore. Lo scopo? Trasformare il dolore di una perdita tramite la creatività. Esporre gli oggetti raccontando il loro significato. In questi pochi anni dalla sua fondazione, il museo è stato sommerso dai cuori infranti, da tanti destini, ora riuniti nella capitale croata. Gli oggetti arrivano quotidianamente da tutto il mondo, rigorosamente accompagnati dalla loro storia. Ed è proprio la storia il punto centrale intorno al quale è stato costruito questo innovativo e già più volte premiato museo.

 

Dal punto di vista emotivo l’intera esposizione è stata studiata nei minimi particolari. L’inizio di questo viaggio emozionale è affidato alla leggerezza delle relazioni, tipica degli inizi, quella ludica. La stanza che ci accoglie ci fa sorridere così come le sue storie. Anche se Kundera era fortemente convinto della leggerezza dell’essere, presto, il visitatore, senza alcun preavviso e senza alcun paracadute nei paraggi (come del resto succede anche nella vita) è costretto ad affrontare l’inevitabile aspetto delle relazioni umane ovvero la loro complessità. La giocosità lascia il posto alle frustrazioni, rabbia, gelosia, alla pesantezza. Improvvisamente ci troviamo in un ambiente oscuro in cui l’odio regna sovrano. Attraverso le parole e gli oggetti, veniamo messi di fronte all’aspetto tragico dell’amore, quello in cui i sentimenti negativi, i più incontrollati, portano alle morti violenti.

 

Diventiamo dei silenziosi osservatori delle vite degli altri e partecipiamo ai drammi umani, alle delusioni, ai destini, a volte crudeli. I muri, rigorosamente bianchi, che fanno da contenitore a tante storie, catturano la nostra attenzione portandoci a leggere i versi di Pessoa tratti dal suo “Libro dell’inquietudine”. Sono versi che si inseriscono perfettamente nel contesto da cui siamo circondati e destinati ad emozionarci ulteriormente.

 

Alla fine di questo straordinario percorso emozionale, mentre un vecchio giradischi suona le note di una musica jazz, raggiungiamo il confessionale e sotto una grande finestra illuminata dal sole troviamo un libro in cui le persone aprono i loro cuori e si raccontano. Sfogliandolo, ancora una volta ci rendiamo conto che nonostante le nostre diversità, una cosa ci accomuna; l’amore. A volte gli amori feriscono ed infrangono i nostri cuori ma come diceva Antoine Lavoisier nulla si distrugge, tutto si trasforma. Proprio come Olinka Vistica e Drazen Grubisix ci hanno insegnato, nel loro splendido museo.

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24 maggio 2012 4 24 /05 /maggio /2012 15:54

Non ho cambiato il tema e passato alle ricette culinarie. Si tratta qui della mia cucina fisica, cioè della mobilia del locale dove si cucina e di solito anche mangia, tranne i casi dove porto il piatto nel soggiorno per godermelo mentre guardo la televisione. Allora, è andata così: mi sono alzato un sabato e mentre bevevo il caffè mattutino il mio occhio si è fermato sui pensili della cucina. C’era qualcosa di strano! Guardando meglio ho visto che il bordo non è parallelo con le piastrelle. Sono sceso in cantina e ho portato le scale. Mi sono arrampicato per vedere come stanno gli attacchi ed ovviamente là c’era il problema. L’attacchi stavano bene, ma è ceduto il supporto, cioè il cartongesso nel quale sono stati posti i fissaggi.

 

Stavo di merda perché questo significava il lavoro, togliere giù tutto, sistemare i buchi, lasciare qualche giorno che si asciughi tutto e rimontare gli elementi. Ma mia moglie stava da dio e le è venuta subito idea di non riparare niente, ma di comprare un cucina nuova. Questa già aveva più di dieci anni e sarebbe una cosa normale cambiarla, secondo lei, ovviamente. Mi è venuto anche qualche dubbio che lei si è appesa un po’ sugli elementi per aiutarli a cedere. Ma la soluzione femminile aveva anche un vantaggio; non dovevo fare quasi niente, tranne togliere i pensili perché erano pericolanti. Detto, fatto. Mezz’oretta per togliere tutto, altra mezz’oretta per portare tutto in discarica e la faccenda era finita, per quel giorno.

 

Già il giorno dopo bisognava iniziare cercare una nuova cucina. Meno male, si è mostrata un po’ indipendente nel fare una ricerca da sola e la conclusione era che bisogna andare a Mobili Veneti per fare la compera. Ma perché no l’Ikea (ci sono anche dei buoni dolcetti là)? Costa almeno 3 volte in meno. Una questione di qualità, di design e di non so cos’altro e alla fine ha vinto lei, per cambiare un po’. Qualche giorno dopo ho staccato l’assegno con la caparra e adesso bisogna aspettare soltanto due mese per averla. Il fatto gli svedesi sono molto più veloce non era accettato come un argomento valido. Storia chiusa.

 

Ma figuriamoci! Prima che arrivino i mobili occorre imbiancare la cucina. La mia osservazione che tale lavoro abbiamo fatto anno scorso non era ritenuta valida; alla fine il colore esistente non si abbinerebbe con la tonalità nuova. Ma non mi devo preoccupare, ci pensa lei a tutto, cioè a scegliere e comprare la vernice, io dovrò soltanto dare una mano per imbiancare. Va bene, con l’aiuto di qualche birra era già sicuro di sopravvivere. E’ arrivato sabato scorso e ci siamo dati da fare. Quando ho visto il colore sono rimasto senza parole: un rosso messicano, scuretto. La cosa peggiore che anche il corridoio doveva essere imbiancato (me è venuto di dire inrossato) con la stessa tonalità. Domenica sera abbiamo ultimato lavori (nel negozio sotto casa sono rimasti sforniti di birra) e adesso, ogni volta quando varco la porta della casa lascio un grido, accecato del calore dell1 tinta. Mi sembra di entrare in un casino o in un locale notturne con le donnine ed aspetto di essere avvicinato con un offerta delle prestazioni sessuali.

 

Ma non finisce qui, i miei guai continueranno fino all’arrivo della maledetta cucina. Nel frattempo, la mia cara mogliettina ha conclusa che vale la pena sistemare anche le piastrelle del pavimento: sono vecchie e mal posate. Quest’ultimo è vero, devo ammetter, ma non mi sembra una ragione sufficiente per spaccare tutto e buttare altri soldi. Tra l’altro, le piastrelle sono sempre sporche e le irregolarità non si vedono più di tanto.

 

E con questo articolo, del tutto fuori tema e fuori idea iniziale, dichiaro umilmente il fallimento del mio piccolo progettino blogistico. Visto che non riesco a sistemare le cose a casa mia, figuriamoci sulle mie capacità di migliorare l’Italia. Perciò mi rimane soltanto ad esclamare: forza Beppe! Forse tu riuscirai a portarci fuori dalla cacca, anche se sono un po’ perplesso a proposito. Dicono che tu sei un voto di protesta e che sia così. Io protesto, voglio la mia vecchia cucina e indietro anche tutti i soldi che ho speso e che dovrò ancora spendere per quella nuova.

 

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15 febbraio 2012 3 15 /02 /febbraio /2012 15:15

PDA

Ultimamente sto peggiorando brutalmente. Non soltanto che sono diventato volgare ma inizio anche offendere la gente. Ci vuole una precisazione qui: soltanto quelli che pubblicamente e spudoratamente offendono gli altri. Perché se lo meritano. Il titolo è un’abbreviazione è significa Pezzo D’Asino, la battuta spesso usata dai conduttori del canale televisivo dedicato a poker. Ed è riferito ad Adriano Celentano,  un vero pezzo di merda che gira in TV e mi fa innervosire. Ieri sera era la prima serata di Sanremo e dopo le prime sei canzoni si è presentato lui, in veste di un intrattenitore. 45 minuti di idiozie ed ipocrisie. Sono andato in tilt, diventato nervoso come una rana (?!) ma non riuscivo a staccarmi dallo schermo per il semplice fatto che non credevo ai miei occhi e che ogni momento aspettavo che uscisse fuori qualcuno per scusarsi per questo errore tecnico.

 

Ma figuriamoci, quello continuava a dire le idiozie e quello che faceva cagare ancora di più è il fatto che il pubblico ogni tanto applaudiva (forse sollecitati dagli applauditori pagati). Ha iniziato contestando i preti che non parlano abbastanza di Paradiso. Caro Adriano (questo caro è da intendere in modo offensivo) il Paradiso non esiste, come non esiste nemmeno Dio. E’ una frottola che ti hanno venduto da piccolino, ma tu ci caschi anche oggi con la tua età avanzata perché il tuo cervellino non riesce a capire l’inganno. E è un inganno, come te. Capisco che l’età avanza e che sei profondamente insoddisfatto  della propria vita, ma è un problema di testa Adriano, di megalomania. Molti, quelli un po’ più intelligenti di te, si sentirebbero appagati da una carriera del cantante di un certo livello. Ma tu sei uguale a quelli contro i quali sputi, i nostri politici, non ti basta mai.

 

Ha offeso sfacciatamente le persone con nome e cognome, i giornali e le istituzioni. Se ha inventato una scenetta davvero misera sulla sovranità popolare e contro quelli che hanno bocciato l’ultima proposta per un referendum, ma non si ha reso conto che ha offeso anche la nostra costituzione che non prevede certi tipi di referendum, giustamente. Sai cantare e limitati a fare questo, perché i tuoi sermoni sono stupidi ed infantili; tieniteli per te. Canta che ti passa.

 

 

Sanremo 2012

 

Ma se voglio esser obiettivo, la colpa non è di Celentano, anche se comunque quel idiota non sopporto più. Non ho capito che senso ha inserire un ora di un suo show di mierda (in spagnolo, suon ameno volgare e più simatico) in un festival della musica. Unico senso che mi viene è la mancanze delle idee e della creatività. Figuriamoci se quello si rifiutava di comunicare le sue stupidaggini a qualche milione di persone ed mettersi in tasca qualche centinaia di miglia di euro, tra l’altro dei contribuenti che pagano le tasse ed il canone RAI. Lo farei anche io, ma si vede che non sono un pezzo d’asino abbastanza grande. Basta. Quest’anno non guardo più questa penosa manifestazione.

 

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22 aprile 2011 5 22 /04 /aprile /2011 16:56

Ogni giorno divento un po’ più apolitico, rassegnato e cerco di non frustrami troppo. Ho diminuito al minimo la quantità delle informazioni che assorbo. I giornali, Corriere della Sera, soltanto sabato, mentre la mia dolce metà fa la spesa nel centro commerciale, io sfoglio e leggo poco. Le pagine che più attirano il mio interesse sono quelle sportive. I telegiornali quasi niente: da un po’ di tempo sono arrivato alla conclusione che fanno schifo. Ultimamente ho provato un po’ con TG La7 e per un po’ di tempo era guardabile, ma anche loro si sono persi in questo caos informativo. Non si capisce se abbiamo una generazione dei giornalisti mediocre, oppure loro si adattano alla nostra mediocrità.

 

Vedere come prima notizia un caso di omicidio, una rapina, o roba di genere, intendiamoci penso alla cronaca nera, mi manda in furia. Questo notizie vanno date alla fine del telegiornale, perché quelle importanti per la comunità, e noi in linea di massima lo siamo, sono altre: vedetevi un giornale di BBC per capire cosa intendo. Le notizie del mondo, quelle che ci fanno vedere la globalità, ci allargano la cultura generale, spesso non ci sono. Vedi CNN e capisci che nel mondo succede una marea di cose, gli eventi più svariati, ma a noi che c’è ne frega, no? Oppure non ci vogliono dare le info, per quelle sono il potere, oppure a noi non interessa proprio.

 

Tutto questo coincide perfettamente con il disordine crescente che caratterizza il nostro povero paese da anni e spesso mi chiede di che è la colpa: della classe politica o la nostra? Ho sentito dire uno che diceva che ognuno si merita quello che ha e per l’analogia il popolo si merita il governo che lo guida. Ha una logica, perché i politici fanno parte del popolo, sono dei nostri e li abbiamo votati noi Italiani. Molti di noi non hanno a che fare, ma gli altri sanno benissimo che ho ragione: hanno votato le persone che gli promettevano dei favori e alla fine non ne sono sicuri se i favori che hanno ricevuto valgono la pene disordine che si è creato.

 

E’ chiaro che spesso confronti di opinione, le proposte diversi sui modi come mandare avanti lo stato sono dovuti ai pro e contro che un argomento intrinsecamente contiene. Se la soluzione fosse univoca ci si metterebbero tutti d’accordo, oppure nemmeno questo è vero? Perché c’è anche il gusto di vincere l’avversario e mi pare che questo gusto spesso vince sulla bontà della soluzione trovata: non importa come sta la mia vacca, è importante che la tua sta male. Un autodistruttivismo (il mio processore di testo mi sottolinea la parola in rosso, ma a me piace e la lascio cosi) molto esteso, ovunque presente. Ma si può fare meglio. Questa nostra Italia ci può calzare meglio, a tutti, o almeno ad una grande maggioranza?

 

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  • : Italia migliore - Piccoli pensieri di uno grande come me in un blog su Italia
  • : Si può viver meglio, più tranquilli, più sereni, senza le scosse politiche e sociali quotidiane? Provo a dare qualche proposta.
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