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4 settembre 2017 1 04 /09 /settembre /2017 16:05

Mi sono alzato alle 10:30. Sul tavolo c'era mezza tazza del caffè freddo. Mi sono accontentato aspettando il caffè fresco. Ho sentito un racconto di mia moglie di un film che aveva visto venerdì; si è dimenticata di avermi già esposto la trama giorno prima. Pazienza; ero comunque  mezz'addormentato. Finita la storia mi sono ripreso I quaderni giapponesi, un libro fumetto che sto leggendo di mattina, quando sono a casa, per svegliarmi. Molto carino! Racconta le esperienze di un fumettista italiano appassionato dal Giappone. Mese prossimo vado là e raccolgo le informazioni sulla loro cultura e abitudini. Questa è la mia solita procedura prima del viaggio che mi aiuta di capire meglio il paese che vado a visitare. Quando mi sono stancato dalla lettura mi sono spostato nel mio studio per sbrigare qualcosa sul computer. Così sono arrivato alle 13:00; mancava ancora un'ora per il Gran Premio di Monza. Ho preso la bici è fatto u piccolo giro di una ventina di minuti. Mi muovo poco durante la settimana e così cerco di recuperare.

Sono tornato in tempo per la trasmissione della gara. Una birra sul tavolo mi ha fatto compagnia. La solita gara noiosa dove non è successo quasi niente. A volte mi chiedo perché trascorro il mio tempo guardando questa competizione. Probabilmente perché non ho nient'altro più intelligente da fare. Alla fine tutti piangevano; che delusione, una prestazione imbarazzante. Io non la vedo così. La parte motoristica della Mercedes per il momento non è raggiungibile e quelli della Ferrari hanno fatto una scelta per questa stagione: fare un telaio più corto. Era una scelta azzeccata. Si è vinta qualche gara, che l'anno scorso non è successo. Le piste più lente sono favorevoli per la Ferrari in quanto è la più maneggevole della concorrente. Pertanto si potrebbe aspettare una corsa serrata fino alla fine. Avendo un poco di fortuna si potrebbe anche vincere; io personalmente sono fiducioso. Durante la gara abbiamo anche pranzato: io nel soggiorno, incolato allo schermo, e il resto della famiglia in cucina, come si deve. 

Nel pomeriggio mia moglie ha deciso di portarmi in cinema, a Milano. Ci sto, anche volentieri. Andiamo ad una cineteca che proietta i film particolari, quelli che difficilmente raggiungeranno i record degli incassi ma spesso sono molto superiori a quelli che vanno a vedere le masse. In programma era una pellicola tedesca con titolo "Safari". Un documentario che fa vedere come si uccidono gli animali in Africa, ovviamente a pagamento, e intervista i protagonisti principali; il proprietario della riserva ed i cacciatori. Il film è visualmente molto bello con dei stupendi paesaggi dell'Africa selvaggia. Il ritmo è a rallento ed è tutto in qualche modo sequenziato. Si tratta di un safari a basso livello dove si cacciano le zebre, gli gnu e le antilopi. Sono tutti gli animali molto numerosi è non c' alcun pericolo per la loro estinzione. Questo confermano anche i prezzi che i cacciatori pagano: da 300 a 2000 euro a preda, le cifre accessibili ad una buona parte della popolazione europea.

Alberi secchi

Usciti dal cinema si è accesa una discussione. La mia moglie sperava di capire perché la gente ammazza gli animali. A me non serviva questa storia in quanto avevo la risposta già nella tasca. Ma mia moglie non si lascava convincere dell'istinto primordiale dell'uomo, della passione per la caccia e del desiderio di fare qualcosa di nuovo, possibilmente adrenalinico. A lei semplicemente non entrava nella testa che qualcuno potesse volere di abbattere un animale. I protagonisti del film utilizzavano questo termine evitando la parola uccidere. Tutti intervistati erano a disaggio nel spiegare perché cacciano. A volte le scuse erano davvero ridicole. Cent'anni fa nessuno avrebbe avuto la vergona ma oggi i tempi sono cambiati e la società si finge buonista mentre in effetti non lo è. Con questo buonismo cerchiamo di nascondere molte cose delle quali dovremmo vergognarci e che non centrano niente con safari.

Per addolcire il nostro dibattito abbiamo preso un gelato di quelli artigianali. Era veramente squisito. Ci è andata bene anche al ritorno. Il treno è arrivato velocemente, senza il solito ritardo. Arrivato a casa avevo la fame e così ho finito i resti del pranzo. Dopo ci siamo sparati un altro film, in tv. Una commedia francese su un ex carcerato che si finge il prete per nascondersi dal resto della banda che pretende una parte dei gioielli rubati in una rapina, per la quale il protagonista è finito dentro. I francesi fanno bene questo tipo di opere, molto meglio e meno patetico rispetto agli americani.
 

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