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16 novembre 2015 1 16 /11 /novembre /2015 13:33
La guerra

Signor Marco è un consulente giudiziario, l'esperto e il perito per le armi da fuoco, ex membro di una squadra antiterrorismo e l'ispettore di polizia in pensione. Ci ha concesso l'autorizzazione di riportare qui alcune sue riflessioni sugli attacchi terroristici del venerdì scorso.

La prima cosa che vorrei sottolineare è che è fuori luogo chiamare gli attacchi avvenuti a Parigi semplice terrorismo. E' una fallacia pericolosa. Qui si tratta di un attacco non convenzionale, che possiamo vedere come una guerra, ma asimmetrica. Questo significa che si attacca un nemico molto più potente in un modo non aspettato e si provocano grandi danni. La seconda cosa è il mito che si tratta dei combattenti altamente addestrati. Per quel tipo di assalto sono importanti soltanto un buona indottrinazione e motivazione, mentre dal punto di vista professionale non si può parlare di un addestramento professionale. L'attacco, come quello avvenuto a Parigi, può compiere chiunque a condizione di avere dietro una logistica, cioè le armi e l'esplosivo. Ritengo che si tratta della stessa matrice già usata nei vari attentati in Europa e nel nord Africa.

Molti esperti dicono che tale tipo di aggressione è difficile da impedire, ma secondo me l'intelligence francese non ha svolto bene il proprio compito. E' inconcepibile che il sistema non ha fatto un passo in avanti e alzato il livello di attenzione dopo il massacro successo nella redazione di Charlie Hebdo dieci mesi fa. E non parlo di quello che è successo quando gli assalti erano iniziati, perché quando l'attacco comincia non si può fare più di tanto: si può controattacare e sperare che le cose vadano bene. L'unica cosa importante in questi casi è la prevenzione e la struttura di sicurezza e di intelligenze dello stato francese hanno fallito completamente. Loro fanno parte della coalizione americana negli attacchi contro lo stato islamico nel Medio Oriente, hanno condotto l'azione sulla Libia e ricevono le minace quotidiane. Perlopiù, hanno già subito un pesante atto terroristico quest'anno. E' importante anche sapere che questo nuovo evento è avvenuto mentre la polizia e l'intelligence erano allertati per il Summit sul clima che tra poco si svolgerà a Parigi. Inoltre, il luogo di uno degli attacchi era molto vicino al posto dove si trovava il presidente francese.

Il filo come difesa contro il terrorismo – una sciocchezza

Non è possibile guardare la Francia fuori del contesto europeo. Tutta l'Europa ha questo problema ed è, nonostante moltissimi investimenti, molto vulnerabile per quanto riguarda gli attacchi terroristici. I soldi si investono in amministrazione e burocrazia e si tagliano le spesse per il lavoro concreto dell'intelligence. Consideriamo l'agenzia Frontex, responsabile delle frontiere europee. Tra gli impiegati non c'è nemmeno un agente, ma soltanto i burocrati e in questo modo non è possibile proteggere le frontiere. L'idea di alcuni paesi di alzare i recinti come una barriera contro il terrorismo è un nonsense. Avrebbe un minimo senso alzare una barriera tra Turchia ed Europa, ma così ha soltanto una funzione tecnica, di indirizzare i profughi verso i punti dove è possibile eseguire i controlli sugli immigranti.

Se i soldi spesi per alzare le barriere fossero stati investiti nei mezzi e nel personale dell'intelligenze, il risultato nella lotta contro il terrorismo sarebbe stato molto più importante, ma si tratta delle decisioni politiche che spesso non hanno niente da vedere con il problema reale; frequentemente si tratta delle opportunità di cogliere maggior consenso tra i cittadini che si spera di diventare anche una vittoria elettorale.

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Published by italiamigliore
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